29/01/2004
Davvero ci ameremo
Davvero ci ameremo. Oggi ho visitato il museo degli ex voto, allora sono diventato un ex voto e tu apparivi in alto a sinistra, o in alto a destra, circonfusa di luce. Con una mano facevi segno al destino che si ritirasse, e lui si ritirava. Così io ero vivo per sempre. Eri disegnata male, però molto bella. Io ero quello che cadeva dalla ringhiera o si capottava con la cinquecento, e tu eri lì. (primo appunto)di altrogiulio at 00:59:47
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29/01/2004
Amore
Amore, come renderemo conto di questo nome? Con quale impudicizia ti scriverò attraverso l’oceano lettere bagnate di lacrime? Il tuo gran vuoto c’è. (L’ucciderò, dovessi morirne.) Ti vedo sfilare panoramica e nera, incedere. Il tuo spruzzo altissimo mi esalta! Ti nutri solo di animali piccolissimi tu genialmente enorme vieni! Navigando tra nebbie e automobili pazza d’amore! Quale io sono! 2-6.9.198927/01/2004
La festa che è mancata
La festa che è mancata, il tuo ritorno così, come tornare dalla spiaggia accaldati, sudati, la casa resta uguale per sempre: la casa non si cambia, hai una pelle nuova che stride contro i vestiti belli. Nei miei sogni eri la quête, il viaggio tra la gente buona di padri e di madri e maestri che io non ho fatto mai. Qui sei carne e ti vorrei baciare, ma la voglia è di morire. La casa non è un fiore che muore e si rinasce. Se gli dèi vorranno. 3.8.1990 A Zara, di ritorno da Gerusalemmedi altrogiulio at 12:33:29
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26/01/2004
Si muore anche a vent'anni
Si muore anche a vent’anni e non c’è più rimedio per quelli che da vivi ti ricordano e a cui manchi nel giorno e nella notte ti ritrovano per baci inesistenti e per parole che sono state dette e si ripetono per sempre e sempre e non rimane altro che questo e sono sogni e sono niente. 28.3.199213/01/2004
Canzone gozzaniana
È possibile amare, unire, dividere, non è possibile sopportare. Ciò che Giulio sa, ciò che Giulio vede non si può raccontare. Fa una vita normale e questa vita è tremenda. Contiene affetti, lavoro, paure indeterminate, cose belle e dure in proporzioni ordinarie. È vera questa vita, ma non ha più forza Giulio, la sua vita si smorza. Giulio vive nel ricordo di tutti. Il suo lavoro è conservare dentro la memoria i segni, i sogni, i fumi: ciò che resta di persone andate altrove, di persone perdute alle quali è negato il ritorno. Non è bello ricordare, è un’inezia il ricordo, una inutile spezia che condisce un piatto vuoto. Nel ricordare si può essere felici, ma di una felicità che non dà pace. Raccontare storie è la risorsa di Giulio. Non fa altro tutto il tempo. Vive il tempo come una morsa che si chiuderà su di lui, senza scampo. Giulio non sa farsi un vanto di ciò che gli dà il mondo: un certo successo, quasi una gloria letteraria, un buon guadagno. L’ora delle emozioni è finita. In fondo vorrebbe non aver mai pubblicato le sue storie, vorrebbe non aver mai fatto ciò che ha fatto. Eppure riceve lettere commosse, c’è chi gli scrive frasi come: «...Mi hanno fatto bene le tue storie... Mi sembra di rivivere da quando le ho lette...» – sorride di queste lettere così ingenue, Giulio, a volte, lui che sa cos’è l’artificio, il falso, l’abilità tecnica – «...Una voce così tenue ma così forte... E così sincero... Tutto quello che scrivi è vero, vero?...». Giulio ha l’esperienza del falso. Sa che i ricordi mentono. La vita che ha vissuta è un caso. I ricordi riordinano, fingono un ordine che non c’è, un senso che è pura invenzione. Non ha più voglia di inventare, Giulio. Pertanto non farà più letteratura. Vuole fare una cosa più pura. Scrivere non è un trastullo, per lui. Ha cercato di salvarsi la vita. L’ha pagata cara, la vita. Giulio è felice. Non è una ricchezza sulla quale possa fare gran conto, questa felicità. Ha una leggera ebbrezza ogni tanto. Sta nascosto quanto più può. Racconta le sue storie a qualcuno, finalmente. C’è voluto del tempo perché non servisse più la mediazione della carta. Lo spritz con gli amici al bar in piazza non è più un momento di autocontrollo. Qualcosa, dentro Giulio, è crollato. Giulio sta bene. Non crede che durerà tanto, questo bene, ma c’è. Quel che c’è, si gode. Non ha pensieri particolari. Si diverte a fare certe cose: perde molto tempo passeggiando in centro, guarda le persone che passano, che si incontrano, che si lasciano. Guarda. Non si sta preparando a un rientro nella vita, ma ha deciso che esser fuori non è poi così male. Non ha dolori. I ricordi sono confusi, ultimamente. A volte Giulio non sa più se è vero ciò che ricorda, o un’invenzione. Sente che qualcosa se ne va, e ci spera. È come, dopo un’emicrania, quel leggero intontimento che resta. È come un gran silenzio dopo un gran rumore. È come, al posto del dolore che si temeva, l’anestesia che opprime ma non fa male, anzi dà sollievo. Non fa male, dà sollievo. È vero. Giulio sente che si dirada il nero. Non sa se il grigio è meglio. Teme la cecità che il bianco candido può dare, abbagliando. Si sveglia al mattino e si meraviglia di esserci. Fa visita gli amici, lavora, telefona, a volte scrive. I suoi gesti sono quasi privi d’intenzione. «Sì, sto bene», dice a chi gli chiede. C’è, dentro di lui, un male che non si vede. Questa è la canzone. Non è bella ma è quieta, almeno, e lenta al punto giusto. Va da quella persona che sai, canzone, e allenala a sopportare Giulio. Lui ci tiene. Sì. marzo 1998di altrogiulio at 07:17:31
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12/01/2004
Se dormi alla Corte
Se dormi alla Corte e dal sonno ti svegli di colpo, nel pieno del buio e del sonno, ti accorgi di quanto silenzio riempia la notte, la Corte e il suo chiostro. 12.01.04di altrogiulio at 12:22:51
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08/01/2004
l'altro me
che non conosco che non so se voglio conoscere che è che non so se mi interessa che è là che è stato visto che può essere visto, quindi che se ne è molto parlato che ne ho un vago ricordo che c’è stato che una volta eravamo amici che una volta non era la stessa cosa che è diverso che non mi ricordo bene quale fosse quella volta che non so se è stato vero che sicuramente è stato che non so se era lui che probabilmente era lui, ma che non c’è modo di saperlo 1999di altrogiulio at 13:05:33
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